Hocculta - Warning Games LP Italian Private Metal 1984
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Feb 8, 2011 Sold Date
Feb 1, 2011 Start Date
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Description




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LP Hocculta - Warning Games

Rare Italian Private Metal

LABEL: Discotto Metal
YEARS: 1984
CAT: DM 003



CONDITIONS (COVER/VINYL): Vg++(era un promo per le radio e presenta un piccolissimo foro nell'angolo in alto a destra)/Ex

Quanti gruppi sono in grado di pubblicare a un solo anno dalla propria formazione un full length di alta qualità e di riuscire a rendere noto in brevissimo tempo il proprio nome in una scena, come quella italiana degli anni ’80, dove ogni giorno era una continua lotta per restare a galla? I milanesi Hocculta raggiunsero questo traguardo già nel 1984, diventando quasi all’improvviso una delle bands di punta della N.W.O.I.H.M.
Molti fattori contribuirono a questo improvviso ed inaspettato successo, come un suono feroce, aggressivo, arrembante, potente e veloce, di chiara derivazione inglese (Judas e Saxon su tutti), in parte accostabile a quello dei liguri Vanexa, la voce del cantante Massimo Lodini, da molti paragonata a quella di Klaus Meine degli Scorpions, una notevole competenza tecnica di tutti i membri del gruppo, nonché un’ispiratissima vena compositiva che rese ogni pezzo di "Warning Games" un vero gioiello di Metallo italico.

Il disco si apre con "We’ll Play Again", che, introdotta da una quieta tastiera e dal battito di un cuore, esplode ben presto in un forsennato Speed Metal che stordisce sin da subito l’ascoltatore con la propria veemenza: un brano tiratissimo dove la batteria di Floriano Buratti e il basso di Tony Chiarito non lasciano un solo secondo di tregua. Un riff massiccio e quadrato apre invece la rocciosa "Owner of the Earth", altro brano che esprime in maniera convincente la potenza e la tecnica dei nostri, con un refrain dove la voce di Lodini aleggia quasi epicamente sulle feroci trame musicali della canzone. E’ però "Total Confusion", vera punta di diamante del disco, il trionfo del virtuosismo delle due chitarre, Luca Trabanelli e Marco Bona, tra riff al cardiopalma, momenti di quiete ed assoli folli dove però non manca un vago tocco oscuro, che è invece la cifra della seguente "Dream of Death", dove i ritmi si dilatano a creare una fantastica e massiccia cavalcata ai confini del Doom sabbathiano, uno dei pezzi più riusciti del platter, in grado di evocare, grazie ad una prestazione intensa dei nostri e al cantato energico di Lodini, un’atmosfera pesante e tenebrosa che invano gli stessi Hocculta tenteranno di replicare nel 1988 con 'Back in the Dark'.
Si esce dal lugubre sogno e si ritorna allo Speed con la title track, dal lungo e meraviglioso assolo centrale, sicuramente il momento più alto del brano, mentre momenti di alta classe sono pienamente fruibili con la successiva "Entity", pezzo di altissimo livello dall’inizio alla fine, che effettivamente, complice anche la voce del dotato singer (qui in una delle sue prestazioni migliori), ricorda vagamente gli Scorpions di "Blackout", sconvolgendo l’ascoltatore con un’energia che solo i mitici anni ’80 sapevano creare. Un attacco di batteria apre "We Give the Power", con il suo fantastico dialogo iniziale tra le due chitarre: qui i ritmi sono meno serrati e il brano ricerca sonorità più Hard Rock, senza comunque rinunciare a qualche breve e furiosa scarica di doppio pedale della batteria, per un anthem sicuramente adatto a coinvolgere i fans dal vivo, tanto che nella parte finale, con l’orecchiabile e facilmente memorizzabile ritornello ripetuto all’infinito, è possibile udire gli applausi di un finto pubblico. Chiude il disco "Witches’ Chant", che parte lenta e dolce con un arpeggio di chitarra acustica e il cantato sofferto di Lodini, che si trasformano però presto nel devastante e violentissimo Speed dei nostri, degna conclusione di un lavoro sopra le righe.
 
'Warning Games' rappresenta senz’altro il momento più alto (almeno per ora, data la loro reunion nel 2006) della carriera musicale degli Hocculta, un lavoro perfettamente riuscito, frutto di un songwriting ispirato al massimo e di una grande competenza, ma soprattutto di una grande passione, avvertibile in ogni secondo della musica di queste otto tracce, un connubio che mancherà nel successivo 'Back in the Dark', in bilico tra sonorità delle origini, ma senza il mordente di queste ultime, e poco riuscite sperimentazioni in direzione di un suono più dark. (Mirco Frassetto)




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