LP FRANCESCO GUCCINI RADICI SIGILLATO EMI 66 1178251
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Description
Propongo in asta direttamente dalla mia collezione questo LP di Francesco Guccini intitolato Radici.
Il prezzo di partenza è adeguato viste le quotazioni attuali dell'oggetto.
L'oggetto è sigillato all'origine pertanto mai aperto e mai suonato. Catalogo Emi italiana 66 1178251
Brani:
Radici [7'12"]
La locomotiva [8'17"]
La vera storia del macchinista ferroviere.
Piccola città [4'38"]
Incontro [3'37"]
Canzone dei dodici mesi [7'03"]
Canzone della bambina portoghese [5'33"]
Il vecchio e il bambino [4'19"]
Accetto paypal, bonifico bancario.No contrassegno.
Spedisco dopo il pagamento solamente a mezzo raccomandata in un imballo protettivo e specifico per vinili a 9,50 euro.
A disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Di seguito copio ed incollo alcune note sull'album tratte da http://it.wikipedia.org/wiki/Radici_%28album%29
Il tema dell'album è la ricerca e la riscoperta delle proprie radici, simboleggiata anche dalla copertina del disco dove, sullo sfondo del cortile della vecchia casa, sono raffigurati sul fronte i nonni e i prozii di Guccini (tra i quali Enrico, la cui vicenda verrà raccontata anni dopo in "Amerigo")[1] e sul retro lo stesso Guccini con la prima moglie Roberta, ad indicare la continuità della discendenza familiare.
La casa di famiglia è lo spunto di partenza della prima canzone del disco, "Radici".
Accanto a ballate magiche ed accattivanti dalla scabra musicalità (Canzone dei 12 mesi, Piccola città, Il vecchio e il bambino, ma soprattutto La locomotiva) convivono composizioni più articolate, quasi delle piccole suite, come Radici e Canzone della bambina portoghese, che verrà ulteriormente valorizzata da una versione dei Nomadi di due anni successiva, diventando in seguito uno dei cavalli di battaglia dei concerti del gruppo reggiano, e ad arricchire il tutto il suggestivo bozzetto di Incontro, dall'arrangiamento pressoché magistrale.[2]
Sul piano strettamente poetico i testi riprendono la riflessione sul tempo iniziata nei due dischi precedenti: il passato ("Piccola città", "Incontro"), il presente nel suo fluire ("Canzone dei dodici mesi") e il futuro, in quella che Guccini stesso definisce nelle note di presentazione del disco una "favola", "Il vecchio e il bambino", in cui i protagonisti attraversano una pianura desolata, ambientata in un ipotetico futuro, dopo un disastro nucleare.
Rivolta al passato è invece Piccola città, sobria ballata dove Guccini rievoca la Modena della sua infanzia - un'altra radice - col tono sapido di un indulgente rimbrotto. E anche se l'intricata combinazione di vissuti sociali e personali desta - e rigenera - antiche ostilità e ribellioni, ad esse sopravvive un combattuto sentimento di identità e di appartenenza.
Incontro, composta da Guccini in treno, rielabora il fugace reincrocio appena avvenuto con un'amica di vecchia data a lungo smarrita, segnata dalla tragica storia del suo compagno, suicidatosi il giorno di Natale mentre lei festeggiava a casa con la famiglia[3]. Poche canzoni hanno trattato la nostalgia adolescenziale in modo così austero e profondo, ma è soprattutto il tono sommesso con cui l'autore si riosserva il cardine emozionale del brano.
Vi è poi "La locomotiva", racconto di una vicenda storica che Guccini apprese dal suo vicino di casa: il 20 luglio 1893 alla stazione di Poggio Renatico il ventottenne fuochista bolognese Pietro Rigosi, approfittando dell'assenza del macchinista, sganciò la locomotiva del treno diretto a Bologna dal resto del convoglio e percorse con essa un tratto della linea a velocità vertiginosa, finendo poi con lo schiantarsi contro una vettura in sosta; il Rigosi riuscì a salvarsi (gli fu però amputata la gamba), ed il fatto ebbe grande risonanza sulla stampa nazionale. A quello che a tutti gli effetti figurò come un tentativo di suicidio Guccini allega motivazioni politiche, perfettamente plausibili considerando il clima sociale dell'Italia di fine '800.
Il vecchio e il bambino può rappresentare una metafora critica verso l'industrializzazione accusata di distruggere a poco a poco la natura e tutto ciò che un tempo era considerato "puro". Guccini, nel libro-intervista Un altro giorno è andato, ha detto che questa può essere una possibile interpretazione ma che non è quella con cui la canzone è stata pensata: l'autore ha scritto il testo immaginandosi l'olocausto di una possibile guerra nucleare; il vecchio (reduce della generazione sopravvissuta al disastro) racconta al bambino di quanto la Terra fosse florida e bella prima che tutto venisse distrutto.
Il linguaggio non è quasi mai forbito, o lo è studiatamente (Canzone dei dodici mesi e qualche verso de La locomotiva, che oscilla tra riecheggiamenti di stampo carducciano e stralci asciuttamente cronachistici), e ancora latita l'amara autoironia che nei successivi lavori di Guccini fungerà da intercapedine tra il sentimento e l'espressione poetica (Canzone delle osterie di fuori porta, Bologna, Via Paolo Fabbri 43 sono esempi caratteristici di questo filone).
Buona asta
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