TIMORIA Viaggio Senza Vento 1993-2018 Box 2LP 2CD Poster Libro Foto Omar Pedrini
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Description
TIMORIA
- Viaggio Senza Vento -
NUOVO - NEWEdizione limitata a 500 copie - Limited edition of 500 copies Copia N. 185 di 500 - Copy N. 185 of 500
Box non sigillato - Box not sealed 2 LP sigillati - 2 LP sealed 2 CD sigillati - 2 CD sealed album fotografico di 52 pagine - 52 pages photo album poster
1993 ? 2018
EAN: 0602577259739
- Universal Music Group
TRACKLIST LP A1 Senza Vento A2 Joe A3 Sangue Impazzito A4 Lasciami In Down A5 Il Guardiano di Cani
B1 La Cura Giusta B2 La Fuga B3 Verso Oriente (Vocals – Eugenio Finardi) B4 Lombardia B5 Campo Dei Fiori Jazz Band
C1 Freedom C2 Il Mercante Dei Sogni C3 La Citta' Del Sole C4 La Citta' Della Guerra C5 Piove C6 Il Sogno
D1 Come Serpenti In Amore D2 Frankenstein D3 La Citta' di Eva D4 Freiheit D5 Il Guerriero
TRACKLIST CD CD1-1 Senza Vento CD1-2 Joe CD1-3 Sangue Impazzito CD1-4 Lasciami In Down CD1-5 Il Guardiano Di Cani CD1-6 La Cura Giusta CD1-7 La Fuga CD1-8 Verso Oriente (Vocals – Eugenio Finardi) CD1-9 Lombardia CD1-10 Campo Dei Fiori Jazz Band CD1-11 Freedom CD1-12 Il Mercante Dei Sogni CD1-13 La Citta' Del Sole CD1-14 La Citta' Della Guerra CD1-15 Piove CD1-16 Il Sogno CD1-17 Come Serpenti In Amore CD1-18 Frankenstein CD1-19 La Citta' Di Eva CD1-20 Freiheit CD1-21 Il Guerriero
CD2-1 Angel CD2-2 I Can't Explain CD2-3 Senza Vento (demo) CD2-4 Sangue Impazzito (demo) CD2-5 La Cura Giusta (demo) CD2-6 Verso Oriente (demo) CD2-7 Lombardia (demo) CD2-8 Freedom (demo)
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Recensione tratta da rockol.it (VOTO 8)
Gli schermi del Rock ‘n’ Roll di Via Bruschetti a Milano riempiono il locale delle immagini di uno storico live dei Timoria. Le riprese ci restituiscono la band nella sua formazione classica - quella con Omar Pedrini alle chitarre, Enrico Ghedi alle tastiere, Diego Galeri alla batteria, Carlo Alberto Pellegrini, detto Illorca, al basso e Francesco Renga alla voce - in concerto per presentare al pubblico quello che ai tempi era il nuovo album del gruppo di Brescia, “Viaggio Senza Vento”. Venticinque anni dopo l’uscita di quel disco, fondamentale non solo per la carriera dei cinque (allora nemmeno trentenni), ma anche per la scena musicale italiana che in quel periodo iniziava a scoprire e riscoprire suoni nuovi, più ruvidi e articolati, in uno dei templi cittadini del rock se ne celebra un anniversario importante. L’evento, festeggiato insieme ai ritrovati Pedrini, Ghedi e Galeri tra fan, fotografi, giornalisti e addetti ai lavori, è offerto dalla nuova ristampa, ampliata e arricchita, di “Viaggio Senza Vento”, proposta in diversi formati per la gioia di appassionati e collezionisti. L’edizione standard si compone dell’originale del 1993, rimasterizzato per l’occasione e arricchito di un bonus disc contenente outtakes e rarità, altrimenti inedite. La versione Super Deluxe, in box edizione limitata, comprende invece, oltre al doppio cd, una altrettanto doppia stampa in vinile, un librettone in grosso formato lp con il commento dei protagonisti e foto mai apparse prima, più un poster del tour dell’epoca. Dalle dirette parole dei presenti alla serata, felici di rievocare la loro impresa, si tratta di una delle opere che più li ha rappresentati, spaccato di un periodo cruciale che per Pedrini e soci era arrivato proprio quando un certo sentimento di insoddisfazione stava iniziando a farsi largo. Per il quintetto si trattava di un momento in cui sentiva forte la necessità di buttare fuori le proprie idee liberamente, come ricorda Diego Galeri. “Era necessario rispecchiare l’energia che avevamo”, afferma il batterista, “che era anche un’energia di frustrazione dovuta al disco precedente che purtroppo non era andato come avremmo voluto e non era stato realizzato come nelle nostre intenzioni. Per questo abbiamo deciso di fare tutto da soli, dalla produzione alla scelta dei brani, senza ingerenze esterne. Alla fine ci siamo lasciati andare”. Così quando è arrivato il momento di tornare in studio dopo la prova non completamente a fuoco di “Storie Per Vivere”, è scattata per i Timoria l’urgenza di trasferire nelle registrazioni la necessaria voglia di riscatto, ritrovandosi in proprio a fare i conti con l'ispirazione creativa. “Volevamo che lasciasse il segno” afferma un soddisfatto Omar Pedrini e a ben vedere, a cinque lustri di distanza dalla loro uscita, quelle canzoni un’impronta importante l’hanno lasciata davvero. Per queste ventuno (!) tracce infatti sembra non essersi mai esaurita la coda lunga di grinta e urgenza con cui erano state realizzate e, anzi, gli anni trascorsi hanno consacrato brani come “Senza vento”, “Sangue impazzito”, “Verso oriente”, “Piove”, “Il mercante dei sogni” e “Lombardia” a veri e propri inni generazionali. Dell’album del ’93, la rimasterizzazione dei nastri ne restituisce un nuovo splendore sonoro, ma il secondo dischetto offre la possibilità di andare ancora più fondo, dando l’opportunità di spiare quelle session attraverso le undici versioni demo messe in sequenza, tra le quali si inserisce un curioso canto hindi intitolato “Taruni taruni”. Ci sono risate, indicazioni, parlati, momenti scherzosi e rilassati come il “pensa a Jesolo” pronunciato da Pedrini all’inizio del provino di “Freedom” e il bizzarro intervento nel mezzo di una già completa “Il sogno”, ma anche l’urlo sguaiato di Renga tra le fisarmoniche di “Lombardia” e la conseguente ammissione di colpevolezza (“questa poi la togliamo”) che mettono in risalto il grande affiatamento dei ragazzi. Difficile non sorridere all’ascolto di una take di “Piove” piena di “bip” che censurano parole che in effetti nella stesura definitiva sembrano non esserci affatto. Renga ride di gusto e cambia a suo piacere i versi in una soddisfatta goliardata da cinepanettone. Così mentre si ricostruisce - con una certa facilità in effetti - quel testo scombinato dall’umorismo del cantante, si scopre soprattutto l’aspetto libero e fervido di un processo compositivo che avrebbe permesso alla compagine di ampliare di molto i propri orizzonti e di fatto, aprire una nuova strada a un sound sì duro e spigoloso, ma anche ricco di contaminazioni e coloriture differenti, grazie anche alle collaborazioni eccellenti di artisti quali Eugenio Finardi e Mauro Pagani, così come del compianto percussionista colombiano Candelo Cabezas, già elemento aggiunto dei Litfiba. Forte di umori contrastanti e di profumi lontani, ma anche delle sue cinquantamila e più copie vendute, “Viaggio Senza Vento” rappresenta ad oggi uno dei capisaldi del rock nostrano, variegato crossover di generi che spaziano dal metal al folk, passando anche da suggestioni di grunge, prog e rap. Discorso a parte merita invece “Angel” che a conti fatti, pur essendo parte di quelle stesse registrazioni costituisce il primo inedito dei Timoria da oltre quindici anni. Parzialmente completato nel periodo di riferimento, è stato poi ultimato in una fase successiva, quando la tragedia di Kurt Cobain ha dato l’ispirazione a Omar Pedrini per la stesura del testo. Pur essendo rimasto nascosto così a lungo, il brano, con la sua combinazione di voce potente e dinamica serrata, riesce ad aprire un curioso collegamento temporale tra il nostro presente e una stagione di grande evoluzione per il gruppo. “Era una session del disco, messo da parte perché non completo ai tempi e perché “Viaggio Senza Vento” aveva già un corpo più che consistente, con i suoi 73 minuti di durata. In effetti non ci sarebbe nemmeno stato” spiegano gli stessi Timoria. La cover funkeggiante di “I can’t explain”, anch’essa mai resa disponibile prima, mette in luce le tante suggestioni che sono confluite nel lavoro. ““Senza Vento” ha mille influenze”, precisa Enrico Ghedi. “Non ci sono pezzi con sonorità simili perché ognuno ha la sua identità in un’opera così articolata. Questa è oggi la sua forza perché essendo così eterogeneo non rischia di appesantire l’ascolto. Volevamo infatti che raccontasse una storia, per questo abbiamo realizzato un concept album, un genere piuttosto lontano dalle mode degli anni Novanta, perciò ci siamo rifatti ai nostri idoli, dai Pink Floyd ai The Who. Questo personaggio inventato da Omar [Joe, ndr] si rifà alle storie di quartiere che vivevamo da ragazzi: un eroe che potesse interpretare questo viaggio insieme a noi”. “ll nostro era un viaggio da internauti”, chiarisce Galeri, “Joe non è un semplice turista ma un vero viaggiatore”. Il percorso del protagonista, da perdente a guerriero era in effetti un racconto esistenziale, parallelo a quello degli stessi Timoria, un cammino alla ricerca di quella necessaria redenzione da una vita andata per traiettorie sempre troppo inadeguate. “Sono cambiati i canoni, ma sono convinto che attraverso i cicli e i ricicli della storia, questo racconto porterà ancora avanti la sua germinazione” prosegue il batterista. In questa celebrazione non è dato parlare di una reunion, quanto piuttosto di un abbraccio collettivo per quello che è stato un momento di grande entusiasmo e crescita per i cinque, finalmente liberi al quarto disco di raccogliere credito e popolarità via via sempre maggiori. Le premesse per un ritorno in pista quindi sembrano essere lontane, ma ovviamente sono in tanti che sognano di rivedere i rocker bresciani di nuovo insieme. E lo strappo con il cantante? Il vocione di Francesco Renga trasmesso dall’impianto audio del locale ha reso in qualche modo palpabile la sua figura, tuttora pesante e discussa nell’alchimia composita dei Timoria. Le divergenze di un tempo con l’ex sodale sono ormai acqua passata, ma Pedrini, Galeri e Ghedi sono fermi nel voler lasciare saldi certi equilibri. Ammettono, infine, che tornare su “Viaggio Senza Vento” fa loro sempre un certo effetto, perché, pur se con occhio critico si vanno a individuare delle ingenuità che magari all’epoca non potevano essere colte, permette comunque di avvertire dopo tanti trascorsi la medesima forza confluita in quelle tracce. Enrico Ghedi riconosce infatti di aver colto, al tempo, che quanto stavano realizzando era qualcosa di importante e che la eco lasciata è del tutto vitale, venticinque anni dopo, perché l’album è stato oggi adottato da una nuova generazione, quella dei figli di chi partecipava alle performance del gruppo. Sorridono quindi soddisfatti quando ricordano l’affetto di un giovane fan: “Mio padre si è rotto una costola pogando a un vostro concerto”.
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