JANIS JOPLIN IN CONCERT cbs S 67241 2 LP 1987 NL
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Dec 3, 2018 Sold Date
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Description


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PREMESSA: LA SUPERIORITA' DELLA MUSICA SU VINILE E' ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA' E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU' PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL' ESSENZA, DELL' ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E' PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E  DI SENSIBILITA'. E' TUTTO QUELLO CHE NON E' E NON POTRA' MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E' SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO,  UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL' AVIDITA' DEL MERCATO E DELL' ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI .

JANIS JOPLIN
joplin in concert

Disco Doppio 2 LP 33 giri , CBS , CBS S67241 , 1972, this is late 80's reissue , Holland

ECCELLENTI CONDIZIONI, both vinyls ex++/NM , cover ex++/NM



Joplin In Concert è un doppio album dal vivo della cantante Janis Joplin, pubblicato postumo nel 1972.
Vi sono raggruppate registrazioni di vari concerti tenuti con i Big Brother & The Holding Co. e la Full Tilt Boogie Band, in diverse località degli USA e del Canada, tra il '68 e il '70, attraverso cui la stralunata cantante ci dà una ulteriore , significativa e inoppugnabile riprova, anche se non ce n'era affatto bisogno, che la fattanza non è assolutamente una opinione .

Joplin In Concert
is a live album by Janis Joplin. It was released in 1972 after Joplin's death as a double-LP. The first record contains performances with Big Brother and the Holding Company, recorded at various locations in 1968 and 1970, and the second with the Full Tilt Boogie Band.


Etichetta:  CBS
Catalogo: CBS 67241
Data di pubblicazione: around 1987

  • Supporto:vinile 33 giri
  • Tipo audio: stereo
  • Dimensioni: 30 cm.
  • Facciate: 4
  • Gatefold / copertina apribile, red label, white paper inner sleeves

About half of this two-record set features Janis Joplin with Big Brother & the Holding Company in 1968, performing songs like "Down on Me" and "Piece of My Heart." The rest, recorded in 1970, finds her with her backup group, Full Tilt Boogie, mostly performing songs from I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama! Joplin puts herself out on-stage, both in terms of singing until her voice is raw and describing her life to her audiences. Parts of this album are moving, parts are heartbreaking, and the rest is just great rock & roll.



Brani / Tracks

Side 1

  1. "Down On Me" – 3:05
    • Recorded March 2, 1968, at The Grande Ballroom, Detroit, MI
  2. "Bye, Bye Baby" – 4:29
    • Recorded April 12, 1968, at Winterland, San Francisco, CA
  3. "All Is Loneliness" – 5:44
    • Recorded April 4, 1970, Fillmore West, San Francisco, CA
  4. "Piece Of My Heart" – 4:19
    • Recorded March 2, 1968, at The Grande Ballroom, Detroit, MI

Side 2

  1. "Road Block" – 2:53
  2. "Flower In The Sun" – 3:07
  3. "Summertime" – 4:31
    • 1-3 recorded June 23, 1968, The Carousel Ballroom, San Francisco, CA
  4. "Ego Rock" – 8:32
    • Recorded April 4, 1970, Fillmore West, San Francisco, CA

Side 3

  1. "Half Moon" – 4:36
  2. "Kozmic Blues" – 6:05
  3. "Move Over" – 5:09

Side 4

  1. "Try (Just A Little Bit Harder)" – 8:13
  2. "Get It While You Can" – 7:04
  3. "Ball And Chain" – 9:15

The tracks on the second LP were recorded during the Canadian Festival Express concert tour in mid-1970. The first two songs on Side C are from Toronto, Ontario, on June 28, 1970. The rest were recorded in Calgary, Alberta, on July 4, 1970.

Credits:

  • Janis Joplin - vocals
  • Big Brother & The Holding Company
    • James Gurley - Guitar
    • Sam Andrew - Guitar
    • Peter Albin - Bass
    • Dave Getz - Drums
  • Full Tilt Boogie Band
    • John Till - Guitar
    • Richard Bell - Piano
    • Ken Pearson - Organ
    • Brad Campbell - Bass
    • Clark Pierson - Drums

Since Joplin was known primarily as a live performer, her studio work was often viewed as a kind of compromise at best. Cheap Thrills had some live vocals and simulated a Big Brother concert effectively, but it never claimed to be the genuine (i.e. 'live') article. So in 1972, about a year and half after her death, Columbia assembled these tracks from several different live performances with Big Brother and Full Tilt Boogie. It's "live,"--although some of the Big Brother tracks, notably "Down On Me" sound like they may have been doctored a bit--but somehow it doesn't quite convey the excitement of a Joplin concert the way "Cheap Thrills" did. There are several great moments though. "All Is Loneliness" is completely recast here. Where it had been a kind of an eerie chant, with a brief vamp, on the Mainstream lp, it now is now an extended vocal improvisation--among the best on record. Someone once said that no one sang the words "lonely" or "loneliness" with as much feeling as Janis. This track bears that assertion out. Although I loved "Pearl" and had great respect for the musicianship of Full Tilt, Joplin in Concert helps make the case for those who insist that Big Brother showcased Joplin in a way that her other bands could not match. She sounds like she's having the time of her life on "Road Block" and "Flower In the Sun." "Ego Rock" from a 1970 reunion concert has her in a classic blues one-upmanship battle with Nick Gravenites. She sounds much less strained here than on the Full Tilt Boogie tracks (also from '70). The FTB numbers, culled from tapes made during a Canadian train tour in the summer of '70, seem rawer than the Big Brother sides. It may have been a riotous time, but vocally, all that partying seems to have taken its toll. She tries to reach those high notes at the end of "Try," but she just can't pull it off. If these were the only extant tracks from her last days, you probably would have justified in saying that her voice was shot. The fact that she would go into the studio a few months later and record the triumphant "Pearl" proves otherwise...



Un corpo senza vita sul letto stroncato da un'overdose di eroina.

Così se ne andava a soli 27 anni, in uno dei periodi considerati tra i più floridi della sua vita, pochi giorni dopo Jimi Hendrix e poco prima di Jim Morrison, Janis Joplin, la perla del blues rock, la musa ispiratrice di numerosi cantanti future quali Pj Harvey e Patti Smith.

Nata in un piccolo paese del Texas, sovrappeso e martoriata dall'acne Janis fu nell'adolescenza lo zimbello di tutti; scappò dalla sua "tana natale" a soli 17 anni, rifugiandosi nel blues, prima come unica necessità di vita poi come espressione massima della sua personalità.

Sola con la sua voce struggente, roca, deteriorata dall'alcool e dal fumo, scrisse le pagine vocali più belle del blues bianco; urlava con voce disumana ma sapeva anche bisbigliare con estrema dolcezza.Le sue canzoni erano non tanto testi appoggiati da basi musicali ma grida disperate contro la società di allora, la sua voce usata come valvola di sfogo da tutto e da tutti.

"Pearl" è forse a livello di album incisi la massima espressione musicale della cantante, sebbene fossero i live quelli che valorizzavano al meglio il suo talento, in quanto era il palco e il contatto con il pubblico a far esplodere il suo immenso patrimonio vocale.

In questo album è proprio la parte vocale a fare da protagonista assoluta: canti che si fondono, pezzo dopo pezzo, in una commistione di generi musicali tra i più variegati; dall' acid jazz al blues rock, dal country fino ad arrivare alle interpretazioni a cappella.Un'arcobaleno di sensazioni, emozioni, sperimentazioni musicali, esaltate dall'anima "nera" intrinseca nella Joplin, un'anima tormentata ma allo stesso modo capace di regalare momenti spensierati e spiragli di sereno.

Toni alti e bassi fanno, dall'inizio alla fine sfondo all'album, toni che danno l'idea di rivivere la vita della cantante, momenti dolci e sinceri, alternati ad altri di estrema solitudine, dove le sue urla contro il mondo facevano tremare tutti coloro che l'ascoltavano, sembrava quasi chiedesse aiuto, ricercasse qualcosa di positivo in un mondo che fino al quel momento gli aveva portato solo solitudine e sofferenze.

E' l'album della maturazione e della consacrazione postuma di una cantante che era la bandiera di quegli anni.

La diperazione di "Cry Baby", dove Janis porta ai massimi livelli espressivi la sua voce e la bellissima interpretazione di "Mercedes Benz", cantata senza nessun appoggio strumentale sono veramente da incorniciare.

Da ricordare la rivisitazione di "Me And Bobby McGee", che le valse il primato nella classifica dei singoli e la strumentale "Buried Alive in the Blues", premonitrice della sua tragica fine dove chitarra,organo e batteria fanno da padrone.

La chiusura è lasciata a "Get It While You Can", dalle tonalità basse e pacate, dove un'acerba chitarra accompagna Janis verso il suo ultimo viaggio.

Ascoltare "Pearl" è come fare l'amore con 25000 persone, assaporare nell'aria il profumo di quegli anni, per poi addormentarsi con Janis al proprio fianco.



Janis Joplin appartiene alle grandi vite bruciate dal rock. Ma mai come in questo caso si può parlare di una commistione pressoché totale tra vita e musica. Janis Joplin è poco più che la sua voce e la sua disperazione. Accompagnata da vari complessi (Big Brother & The Holding Company, Kozmic Blues Band e per ultima la Full-Tilt Boogie Band) nel corso della sua (breve) carriera si è servita del blues-rock come mezzo più fruibile e immediato (e anche più adatto) per dar sfogo alle sue frustrazioni, al suo essere incompresa e alla sua insoddisfazione, dando vita a performance incendiarie, ululanti, con la voce che si piega, si rabbonisce, sbraita, si fa dolce, è sempre sul punto di morire, ma continua a gridare, struggente, melodrammatica, autocompiaciuta. E' la voce di chi si sente sola, di chi in quel corpo c'è finita per sbaglio.

Il 3 ottobre 1970 muore a 27 anni per overdose, dopo aver raggiunto la consacrazione prima al festival di Monterey nel 1967 e poi a Woodstock nel 1969. Postumo, a pochi mesi dalla scomparsa, esce "Pearl", disco che era in cantiere con la Full-Tilt Boogie Band, lavoro più rappresentativo e punto più alto della produzione dell'artista texana. Lo apre "Move Over", uno dei pochi pezzi scritti dalla stessa Joplin. E' blues-rock, acido, sguaiato, pestato. La band è in grande evidenza (e ottima forma), batteria a scandire il passo, chitarra a intonare la melodia, la voce della Joplin che si rompe a ogni frase, poi piano, basso e organo incendiario la lanciano su, su, fino a sfuocare, sempre più rotta. E' l'emblema di come un pezzo canonico per quanto di buona fattura viene trasfigurato (e nobilitato) dall'interpretazione della Joplin.

"Cry Baby" è la canzone più famosa del repertorio, ed è anche la migliore: un gospel in cui tutto lo smarrimento e la rabbia vengono letteralmente sputati fuori. I crescendo di piano e batteria fanno da preludio e accompagnano le urla dell'interprete che aggredisce il mondo (e il pubblico che ha di fronte, che lo incarna), pur senza avere la forza di vincerlo. "Cry Baby" è un rituale, è una catarsi: è il corpo che prende possesso di sé e urla fino a distruggersi, finché non resta solo il silenzio a rimbombare in uno spazio vuoto.
In "A Woman Left Lonely", retta dalle tastiere (piano e organo), con la band che si limita ad accompagnare, si può ravvisare una fonte di ispirazione per le canzoni di "Tapestry" di Carole King (che uscirà poco dopo): ma ancora una volta a fare la differenza (stavolta di tono più che di qualità, dato il livello, anch'esso molto alto, del disco della King) è la voce che urla, si strazia, si dispera: le canzoni di "Pearl" sono cammini in cerca di redezione. Con "Half-Moon" torna il blues-rock più classico, con percussioni alla Santana a fare da compagne di viaggio. Il pezzo può fregiarsi di uno dei ritornelli (ancora una volta scandito dal piano) più indovinati della carriera della Joplin. Il finale invece, con saliscendi di musica e voce è valore aggiunto (a valore).

"Buried Alive in the Blues" è una strumentale acida, con guizzi di chitarre e organo, di buona fattura, ad alto ritmo: accade però che paradossalmente è proprio quando gli strumenti divengono unici protagonisti (come nei vari assoli della band) che le cose si fanno meno interessanti. Una paradisiaca cascata di note di piano e organo con contrappunto di chitarra aprono "My Baby", che una melodia, certo non da meno, trascina in un coro gospel immortale, con la roca, grezza e ancor più struggente leader a conferire momenti di pura religiosità al tutto. Attraverso la rivisitazione di "Me and BobbyMcGee", che guadagna parecchio in fatalismo, si prosegue quella strada verso la redenzione fino a giungere così a una tappa fondamentale, ovvero "Mercedes Benz". Una preghiera per sola voce e con le mani che tengono il tempo, durata due minuti scarsi. La Joplin chiama tutti a intonarla con lei ("everybody") ma l'unica voce che risuona è la sua. Praticamente un testamento. Prosieguo migliore dell'eterea (ancora una volta è il piano a determinare l'effetto) "Trust Me" non poteva essere concepito. E' la canzone più aperta del disco e con essa la Joplin, anziché urlare al (contro il) mondo, si concede, tenera.

Chiude il tutto "Get It While You Can", epica, con la voce che trova in sé il suo rilancio, la sua forza, mentre la band amalgamata la sospinge, la innalza (si può sentire anche una chitarra sempre più acuta, alla Verlaine, circa un minuto, minuto e mezzo prima del gran finale) e la porta in cielo. Dove tuttora, a oltre trent'anni di distanza risiede.



Janis Joplin, la dea bianca del blues, nacque a Port Arthur il 19 Gennaio 1943.

Durante l’infanzia e l’adolescenza mostrò un interesse precoce verso la musica nera, infatti cantanti come Leadbelly, Bessie Smith, Odetta e Big Mama Thornton erano per lei la maggiore fonte di ispirazione artistica.

Sin da 17enne Janis si dedicò all’alcool, al sesso facile e alle fughe improvvise; durante una delle quali incontrò un gruppo di musicisti, i BIG BROTHER AND THE HOLDING CO, che in cerca di un vocalist viderò nella Joplin la voce perfetta per un gruppo rock/blues.

Janis accettò e incisero un primo LP, “BIG BROTHER AND THE HOLDING CO”. Il successo non fu del tutto immediato, questo infatti bussò alle porte di Janis con “Summertime”, una struggente e melanconica rivisitazione del classico di George Gershwin.

Questa ricetta di potenza vocale e armonica fu la chiave per la popolarità. Fondamentali, infatti, furono numerosi brani come “Down on me”, “Piece of my heart”, “Kozmic blues”, “Ball and Chain”.

Lo stile trasgressivo che la Joplin adottava in quel periodo era ispirato principalmente dalle sue cantanti blues preferite e dai poeti beat, era un mix di disperato splendore e di energia vitale.

4 ottobre 1970 Janis Joplin fu trovata morta nella stanza di un motel di Los Angeles, stroncata da una overdose di eroina in seguito alla quale cadde a faccia in terra rompendosi il volto. Riconosciuta e ricordata per la sua grandezza e unicità di performer, nel 1995 e’ stata inserita nella Rock and Roll Hall of fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera.


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